Conferenza delle Parti sul clima COP 31

dalla Newsletter del 4/11/26 “Clima e ambiente” del CORRIERE DELLA SERA un a articolo di Edoardo Vigna ci introduce ai temi della COP 31

Ci siamo quasi: dal 9 al 20 novembre, nella località turistica di Antalya, in Turchia, leader e diplomatici di tutto il mondo si troveranno per l’annuale Conferenza delle Parti Onu sul clima, la Cop31: è il summit con cui, ogni anno, i Paesi definiscono gli obiettivi e gli strumenti con cui contrastare il cambiamento climatico e i suoi effetti sempre più drammatici.Dal punto di vista dell’opinione pubblica, uno dei problemi di questi vertici­ – l’abbiamo visto in tutti questi anni, Cop dopo Cop – è che si occupano di temi all’apparenza molto tecnici. Ciò porta facilmente al disinteresse generale. E il disinteresse – in democrazia – è sempre alla base di ogni sconfitta. Questo poi è un appuntamento anche più complesso perché a doppia guida con una presidenza condivisa/negoziata tra Australia e Turchia, ma fortemente accentrata nelle mani di Ankara per le decisioni finali. A differenza delle ultime edizioni, poi, la Cop31 non ha un dossier di punta. Non ci si attendono accordi storici. Il punto centrale è “l’attuazione”: definire ancor meglio il modo in cui gli impegni già presi diventeranno politiche e finanziamenti.Proviamo comunque a semplificare e sintetizzare i temi che saranno al centro di un confronto che non è mai facile: e infatti ha spesso partorito topolini. Partiamo dal fatto che il 9 novembre i circa 190 Paesi partecipanti si siederanno a un tavolo dove le carte sono cambiate. Prima si discuteva di come restare sotto 1,5° C di riscaldamento, oggi il punto è capire come (e se) è possibile tornarci dopo averli superati. «Si tratta di ritrovare la strada, nel modo più breve e rapido possibile», ha detto la direttrice esecutiva dell’agenzia Unep, Inger Andersen. Una strada in salita. Di conseguenza il secondo tema sono i combustibili fossili (e il loro abbandono, condizione per la riduzione del riscaldamento globale): alla Cop28 di Dubai i governi avevano concordato appunto un abbandono graduale, ma il presidente designato della Cop31, il ministro turco Murat Kurum, durante la pre-Cop è rimasto evasivo: il mondo, ha sostenuto, è «già in transizione», e l’uso dei fossili potrebbe essere affrontato in modo indiretto, con altre misure.Su questo è stata messa in campo dal Brasile, dopo la Cop30 di cui era stato presidente, la prima roadmap globale per l’uscita da carbone, petrolio e gas, come compromesso dopo il mancato accordo. Tutti i Paesi potrebbero cominciare senza attendere nuove tecnologie né rinunciare alla crescita e alla lotta alla povertà: il documento suggerisce di ridurre il flaring di metano nei siti di estrazione (il far confluire il gas naturale non utilizzato o di scarto nella fiaccola in cima alla torre), e il venting (il rilasciarlo in atmosfera senza bruciarlo), tagliare i sussidi e far crescere le rinnovabili. Ma nulla è vincolante e si lascia a ogni Stato la valutazione, senza scadenze o obiettivi intermedi.Il tema sono ovviamente i soldi. Alla domanda se per il clima si debba spendere quanto per la difesa (i Paesi della Nato hanno concordato di destinare il 5% del Pil), Kurum ha risposto «molto di più»: «La questione climatica è essa stessa la questione della sicurezza». Le cifre della seconda roadmap brasiliana, dedicata alla deforestazione, mostrano la distanza: per le foreste servirebbero 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2030 e 500 entro il 2050, contro gli 85 attuali. I Paesi in via di sviluppo temono poi che il calo degli aiuti metta a rischio i 300 miliardi di dollari l’anno promessi alla Cop29 di Baku, l’Europa non intenderebbe prendere nuovi impegni.La grande scommessa di Antalya (ma ovviamente i temi sono anche molti altri) è l’elettrificazione: la presidenza turca con il “35 by 35” chiede di portare l’elettricità dal 23% al 35% degli usi finali di energia entro il 2035. Una via per colpire i fossili senza nominarli. L’idea spinge reti, auto elettriche e pompe di calore, ma resta un impegno volontario.