Green Deal, l’Europa frena? A Castronno il confronto con Pierfrancesco Maran

Il Green Deal europeo è arrivato a un passaggio delicato della sua storia. Nato con l’ambizione di portare l’Unione europea alla neutralità climatica entro il 2050, oggi deve fare i conti con un clima politico profondamente diverso da quello nel quale era stato concepito.

Regole considerate troppo stringenti, costi della transizione, difficoltà dell’industria europea nel confronto con Stati Uniti e Cina, proteste sociali e una crescente pressione politica per rivedere tempi e obiettivi: è dentro questa tensione che si inserisce l’incontro “Green Deal sotto pressione: dialogo con Pierfrancesco Maran”, in programma giovedì 29 ottobre alle 18.30 a Materia di Castronno.

Ospite della serata sarà Pierfrancesco Maran, parlamentare europeo del gruppo Socialisti e Democratici (S&D), chiamato a confrontarsi su una domanda che ormai attraversa apertamente Bruxelles: quanto resta dell’impianto originario del Green Deal e quanto l’Europa è ancora disposta a investire politicamente ed economicamente nella transizione ecologica?

Negli ultimi anni il progetto europeo per la decarbonizzazione è entrato infatti in una fase più accidentata. Alcune misure sono state ridimensionate, altre rinviate, altre ancora sono state al centro di ripensamenti e forti scontri politici. Nel documento che introduce l’incontro vengono richiamati, tra gli esempi, gli interventi sulla rendicontazione di sostenibilità, il dibattito sull’ETS2, quello sul futuro dei motori a combustione e la retromarcia europea sulle norme relative ai pesticidi.

Ma la questione non riguarda soltanto gli obiettivi ambientali. Uno dei punti centrali del confronto sarà la “gamba economica” del Green Deal: la capacità, cioè, di accompagnare la trasformazione ambientale con una vera politica industriale europea. Il problema è particolarmente evidente nel momento in cui le imprese del continente devono sostenere costi importanti per riconvertire produzioni e tecnologie e, contemporaneamente, competere con economie come quella statunitense e cinese, sostenute da strategie industriali e investimenti pubblici di grande portata.

C’è poi una seconda questione, forse ancora più sensibile: chi paga la transizione?

Riqualificare energeticamente un’abitazione, cambiare automobile, modificare sistemi di riscaldamento e consumi significa sostenere investimenti che per una parte significativa delle famiglie possono essere difficili da affrontare. Senza strumenti di sostegno adeguati, il rischio è che la transizione ambientale venga percepita non come un’opportunità, ma come un costo imposto soprattutto a chi dispone di meno risorse.

È proprio sul rapporto tra politiche climatiche e consenso sociale che si gioca una delle sfide decisive dei prossimi anni. Perché gli obiettivi possono essere fissati dalle istituzioni europee, ma la loro tenuta dipenderà anche dalla capacità di renderli economicamente sostenibili per cittadini e imprese.

Con Maran si parlerà quindi di sostenibilità politica del Green Deal, ricadute sulle fasce più fragili della popolazione, competitività del sistema produttivo e ruolo dell’Italia nella transizione ecologica.

L’incontro fa parte del ciclo promosso dalla Redazione Clima-Ambiente di Materia, nato con l’obiettivo di costruire un confronto basato su dati e conoscenze scientifiche, contrastare la disinformazione e riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico.

E il momento difficilmente potrebbe essere più indicato. Perché la discussione europea non riguarda più soltanto come accelerare il Green Deal, ma anche una questione molto più scomoda: quanto l’Europa sia ancora disposta a difenderlo quando la transizione entra in conflitto con interessi economici, consenso politico e capacità di spesa dei cittadini.

Articolo pubblicato da VareseNews il 22/10/26

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