Esperti e volontari provano a salvare i dati sul clima dall’oblio imposto da Trump

da La Nuova Ecologia – Giulia Assogna – 24 settembre 2025

A rimetterci è anche l’informazione pubblica. All’inizio dell’estate, l’accesso al portale Climate.gov, della National oceanic and atmospheric administration (Noaa), uno dei siti sul clima più consultati su internet e principale piattaforma del governo degli Stati Uniti per le informazioni climatiche destinate al pubblico, è stato bloccato dall’amministrazione. Non una sorpresa, visto che il team che ci lavorava da anni, composto da una decina di climatologi, giornalisti e divulgatori, era stato già “sollevato dall’incarico”. Il sito riceveva quasi un milione di visitatori al mese, pubblicava dati verificati e modelli meteorologici, informazioni sulle condizioni di siccità e le emissioni di gas serra. Ma non solo. Era anche un archivio accessibile, che offriva serie confrontabili di parametri numerici e anni di ricerche sulla scienza del clima. Tecnicamente, il portale sarebbe ancora online, ma non sono più stati pubblicati aggiornamenti e alcune pagine risultano introvabili sul web.  Sul Guardian si legge che il portale è stato “intenzionalmente sepolto” dal team di funzionari politici che ora gestisce la Noaa.

In questo panorama desolante, proprio come il mondo delle università sta cercando di resistere ai tagli dell’amministrazione federale, anche gli ex membri del team di Climate.gov stanno cercando soluzioni alternative. Molti si sono uniti da diverse parti degli Stati Uniti, in modo volontario, per lanciare Climate.us, un sito che dovrà essere, come da loro stessi dichiarato, “il successore di Climate.gov al di fuori del dominio federale, dove possiamo salvaguardare le informazioni sul clima dalle interferenze politiche”.

Il team sta lavorando per riportare in vita i contenuti del sito in una nuova organizzazione, con una missione ancora più ampia. “Il nostro obiettivo è quello di costruire una piattaforma duratura, indipendente e scientificamente rigorosa su cui il mondo possa fare affidamento per la comunicazione, l’educazione e l’impegno in materia di clima” si legge nella homepage. Saranno disponibili non solo interpretazioni e notizie di scienza del clima rivolte al pubblico, ma potrebbe anche iniziare a offrire direttamente servizi legati al clima, come l’assistenza ai governi locali nella mappatura dell’aumento del rischio di inondazioni dovuto al cambiamento climatico. L’iniziativa è guidata dall’ex caporedattrice di Climate.gov, Rebecca Lindsey che, ora disoccupata, offre il proprio tempo come volontaria insieme a tanti ex colleghi nel tentativo di trasformare Climate.us in un’organizzazione senza scopo di lucro finanziata con crowdfunding e sostenuta da organizzazioni come Multiplier ed Edgi.

Lindsey ha anche raccontato al Guardian che tutti i contenuti di Climate.gov sono ancora disponibili “se si sa dove cercare online”. Questo elemento l’ha convinta ancora di più a lavorare al nuovo progetto. “Si tratta di informazioni che i contribuenti hanno già pagato”, ha affermato Lindsey. “Questa amministrazione sta cercando di nasconderle e di portarcele via. È un abuso di potere e uno spreco di risorse. La gente dovrebbe indignarsi. Non è così che dovrebbe funzionare il governo”. Allo scetticismo di Trump, insomma, gli esperti di tanti settori provano a rispondere ancora una volta con la forza incontrovertibile della scienza.