Il presidente americano sui cambiamenti climatici e una risposta europea

Dalla Newsletter “Clima e ambiente del CORRIERE DELLA SERA

di Edoardo Vigna: a) 24/09/25 – b)17/09/25

a) «Ci stiamo sbarazzando delle energie rinnovabili, così falsamente denominate. Sono uno scherzo. Non funzionano. Sono troppo costose. Non sono abbastanza potenti da accendere gli impianti di cui c’è bisogno per rendere grande il Paese. Il vento non soffia. Quei grandi mulini a vento sono così patetici e così cattivi, così costosi da gestire, e devono essere ricostruiti tutto il tempo e iniziano ad arrugginire e marcire…. Tutto ciò che è green è in bancarotta. Non è politicamente corretto, sarò criticato duramente per averlo detto, ma sono qui per dire la verità…È la più grande truffa mai perpetrata al mondo, secondo me». E poi: «Le bollette dell’elettricità in Europa sono ora da quattro a cinque volte più costose di quelle della Cina e da due a tre volte superiori a quelle degli Stati Uniti. E le nostre bollette stanno scendendo molto. Quindi, mentre gli Stati Uniti hanno circa 1.300 morti legati al caldo all’anno – è molto – l’Europa perde più di 175.000 persone ogni anno a causa delle morti per riscaldamento perché i costi sono così alti che non è possibile accendere un condizionatore d’aria… Ho dato un ordine permanente alla Casa Bianca: non usate mai la parola “carbone”, usate sempre le parole “carbone pulito e bello”. Suona molto meglio, non è vero?». E infine: «L’energia rinnovabile è un’energia che fa perdere denaro. Molte di queste attrezzature vengono costruite in Cina ma loro non le usano, le esportano soltanto. Loro usano il gas».

Sono le parole pronunciate ieri da Donald Trump all’Onu sul tema del cambiamento climatico, uno di quelli a cui ha dedicato più spazio. Evidentemente un tema che gli sta a cuore, perché, come ha spiegato, fa perdere molto denaro (un calcolo che evidentemente fa guardando dal suo punto di vista, considerato quanto spinge per le fonti fossili, dal carbone al petrolio, passando per il gas naturale liquefatto). L’utilizzo del palco dell’Onu per far pesare ancor di più le proprie parole di presidente del Paese più potente del mondo è una prova in più di quanto voglia convincere il mondo a non perseguire obiettivi climatici.

La domanda che sorge spontanea è sempre: perché? Ma soprattutto, sull’altro piano della bilancia delle sue parole, a parte gli argomenti di chi le smontano fatti alla mano punto per punto, ci sono gli eventi estremi che ogni giorno si stanno moltiplicando ovunque, del tutto o anche solo in parte riconducibili al climate change: lo sanno bene gli abitanti di Ischia colpiti dal nubifragio ieri, come quelli del Grossetano e dello Spezzino, con allagamenti, fiumi in piena e frane, che nei giorni scorsi hanno colpito pure l’Alessandrino e il centro di Como. Un elenco sommario, che vuole solo sottolineare come sia difficile seguire i ragionamenti di Donald Trump e il suo continuare a chiamare il “climate change” una truffa colossale mentre i nostri occhi, e la nostra esperienza diretta in Italia (per rimanere al nostro Paese), ci dicono ben altro.

b) Uno studio congiunto realizzato da un ricercatore dell’Università tedesca di Mannheim, Sehrish Usman, e due economisti della Banca Centrale Europea, Miles Parker and Mathilde Vallat, ha provato a stimare quanto i numerosi e diffusi eventi estremi di questa estate siano costati all’Europa. Il conto totale ha superato i 43 miliardi di euro. La ricerca ha calcolato in particolare il debito immediato provocato al nostro Paesedalle perdite causate da ondate di calore, siccità e inondazioni rese sempre più frequenti e gravi dal riscaldamento globale: i danni per l’Italia sarebbero di 12 miliardi di euro, per la sola Lombardia, la regione più colpita, il conto sarebbe di 2,5 miliardi.Si ipotizza che le spese per l’Europa saliranno a 126 miliardi entro il 2029, di cui 34 miliardi a carico dell’Italia (e 7,65 miliardi della Lombardia).

Ben più di una manovra economica. Ma, cosa ancor più grave, i ricercatori dei prestigiosi Imperial College e School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra, in uno nuovo studio, hanno appena stimato che questa estate, da giugno ad agosto, sempre a causa dell’impatto del cambiamento climatico sulle temperature, abbia provocato a Milano la morte di 1156 persone, a Roma di 835, a Napoli di 579 e a Torino di 230. Si tratta rispettivamente della prima, della seconda, della quinta città e della decima città nella classifica delle 854 città europee analizzate, dove le città italiane figurano in generale come le più colpite. Subito dopo Milano e Roma, sono Barcellona e Atene a dividersi il terzo posto con 630 vittime, a conferma che il Mediterraneo è l’hub dei cambiamenti climatici estremi. Nelle città europee esaminate è stato rilevato che il cambiamento climatico è stato responsabile del 68 per cento dei decessi stimati per il caldo, vale a dire 16.500 morti, ben 4.597 morti per il caldo stimate in Italia, 2.841 in Spagna, 1.477 in Grecia.

«Le ondate di calore sono killer silenziosi. La stragrande maggioranza dei decessi dovuti al caldo avviene nelle case e negli ospedali. Il caldo è stato a lungo sottovalutato come rischio per la salute pubblica. Per esempio, anche quest’estate in Europa si è continuato a lavorare all’aperto con temperature superiori ai 40°C. Nessuno si aspetterebbe che qualcuno rischi la vita lavorando con venti da uragano, ma il caldo pericoloso è ancora trattato con troppa disinvoltura», ha commentato Garyfallos Konstantinoudis, Climate Change and the Environment dell’Imperial College London.

Del resto, l’ha spiegato bene Samantha Burgess, Strategic Lead for Climate dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts: «Agosto 2025 è stato il terzo mese più caldo mai registrato a livello globale. Nell’Europa sud-occidentale, il mese ha portato la terza grande ondata di caldo dell’estate, accompagnata da incendi boschivi eccezionali. Con gli oceani che rimangono insolitamente caldi, questi eventi sottolineano non solo l’urgenza di ridurre le emissioni, ma anche la necessità critica di adattarsi a fenomeni climatici estremi più frequenti e intensi».

Non stupisce quindi se, in soli 10 giorni, quasi duecentomila cittadini europei (196.118, per essere precisi),mobilitati dalla campagna#HandsOffNature, hanno inviato un messaggio alla Commissione europea per chiedere di fermare qualsiasi indebolimento delle leggi europee che tutelano la natura.

Alla fine di luglio, la Commissione ha lanciato una consultazione, per raccogliere le opinioni dei cittadini, delle aziende e delle organizzazioni europee sulla riduzione degli oneri amministrativi nell’ambito della legislazione ambientale. Questa proposta fa parte dell’attuale ondata di “semplificazione” volta a ridurre la burocrazia per le imprese. “Ma dietro questo obiettivo si nasconde una realtà diversa”, scrive il Wwf. “Le misure di salvaguardia ambientale, oggi più che mai necessarie, rischiano di essere smantellate in nome dell’“efficienza”, dando più potere alle industrie che danneggiano la natura e mettendo a rischio decenni di tutele ambientali faticosamente conquistate per le persone e il pianeta”.

La risposta alla consultazione è stata massiccia. La coalizione #HandsOffNature, composta da BirdLife Europe, ClientEarth, l’European Environmental Bureau e il WWF Europa, ha commentato: “I cittadini europei vogliono difendere l’ambiente e il loro messaggio alla Commissione europea è forte e chiaro: non toccate la natura e le leggi che ci permettono di avere acqua pulita, aria pulita e cibo sano. Le leggi europee in materia ambientale stanno avendo un impatto reale, creando innovazione e certezza giuridica. Abbiamo bisogno di un’attuazione e un’applicazione più rigorose, non di uno smantellamento o di un indebolimento. Continuando a indebolire queste leggi, l’Unione europea non solo sfiderebbe la volontà dei suoi cittadini, ma metterebbe anche a repentaglio la nostra salute pubblica e il nostro futuro”. 

I dati delle ricerche confermano: anche dal punto di vista del portafoglio è importante che le leggi che si occupano delle conseguenze del riscaldamento globale siano potenziate e difese.