Prime idee per una strategia climatica locale

12-2019

L’obiettivo di Rete per il clima del Verbano è costruire, con il contributo determinante delle Amministrazioni Pubbliche e dei soggetti locali (Associazioni, imprese, scuole, singoli cittadini), una strategia climatica locale, da articolare in singoli Piani d’azione.

La strategia, in accordo con la dichiarazione di emergenza climatica, si propone di contribuire a ridurre le emissioni di gas serra del territorio del Verbano, nell’arco del decennio 2020/2030. Ha quindi un respiro di lungo periodo e potrà svilupparsi nel tempo con progetti a diverso livello di maturità e di cadenzamento temporale, in linea di massima classificati in tre categorie:

  1. Progetti innovativi, di cui non esistono casi applicativi nel territorio, e di cui si promuoverà nella fase iniziale una sperimentazione;
  2. Progetti già sperimentati in ambiti di nicchia, le cosiddette ‘buone pratiche’, di cui si promuoverà la diffusione e generalizzazione in tutto il territorio;
  3. Progetti già diffusi che dovranno essere trasformati in politiche locali.

La costruzione della strategia, ed in un secondo tempo dei Piani d’azione, avverrà entro un processo partecipato, animato dalle Amministrazioni Pubbliche e con il concorso attivo di tutti i soggetti locali, ciascuno dei quali potrà portare al tavolo di discussione idee, proposte, interessi, valori e competenze.

Le modalità, l’architettura istituzionale e le regole di lavoro del tavolo, saranno una delle prime decisioni che lo stesso tavolo dovrà prendere.

Fermo restando che uno dei primi passi per la costruzione della strategia sarà una puntuale ricognizione delle buone pratiche già presenti ed in atto, le aree in cui essa si svilupperà dovranno coprire tutti i settori oggi responsabili di emissioni di gas serra e sui quali l’azione locale abbia possibilità d’intervento ed incidenza.

Non si deve trascurare il fatto che l’azione di riduzione delle emissioni locali dovrà raccordarsi con una parallela azione di sensibilizzazione e sollecitazione sui livelli istituzionali e operativi superiori, perché s’impegnino anch’essi in uno sforzo eccezionale per mitigare il riscaldamento globale, nella convinzione che soggetti attivi in azioni concrete abbiano maggiore legittimazione ed autorevolezza nell’esigere comportamenti parimenti responsabili e che solo l’azione ai diversi livelli, dall’individuale al sovranazionale, è all’altezza della sfida posta dalla crisi climatica.

Peraltro sarà la stessa azione locale che dimostrerà che, ottenuti i primi risultati, ulteriori passi in avanti saranno possibili solo con il sostegno di azioni legislative, di regolazione ed incentivazione di livello regionale o nazionale.

Di seguito le aree proposte per la strategia climatica locale: sono elencate separatamente per comodità comunicativa e gestionale, ma il successo dell’una è strettamente legato al successo dell’altra, in una relazione di reciproca interdipendenza di cui si dovrà tenere costantemente conto.

La produzione di energia. L’obiettivo è pervenire nel medio termine ad un sistema di produzione dell’energia basato sulle fonti rinnovabili e decentrato, i cui protagonisti siano ‘prosumer’ locali, sia individui che soggetti collettivi, quali comunità energetiche e piccole utility.

La strategia dovrà tener conto dei prevedibili sviluppi delle tecnologie e delle normative, in particolare:

  • La costante riduzione dei costi delle rinnovabili, specificatamente del fotovoltaico;
  • La riduzione dei costi ed il miglioramento dell’efficienza dei sistemi di accumulo;
  • Lo sviluppo delle cosiddette micro-grid, reti elettriche locali, connesse alla rete nazionale, ma con elevata autonomia;
  • Il via libera legislativo alla costituzione delle comunità energetiche, micro-grid locali di soggetti (famiglie, e imprese) che soddisfano in autonomia il fabbisogno energetico con la produzione, lo stoccaggio e lo scambio di energia.

La via principale verso questo sistema di produzione energetica è la promozione e diffusione del fotovoltaico (e dei sistemi di accumulo) presso le utenze, con un programma mirato:

  • Costituzione di gruppi di acquisto di fotovoltaico e accumuli;
  • Diffusione dell’acquisto di energia rinnovabile 100%;
  • Promozione e diffusione di comunità energetiche locali;
  • Promozione e diffusione di nuovi soggetti attivi nella produzione energetica (piccole utility, cooperative energetiche), soggetti che in altre nazioni hanno costituito la spina dorsale dei nuovi sistemi energetici.

Il/i tavolo/i di lavoro potranno anche riesaminare le azioni previste nei Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) adottati dai Comuni aderenti al Patto dei Sindaci e condividere soluzioni e proposte con altri soggetti istituzionali attivi, ad esempio il Comune di Varese in via di elaborazione del proprio Piano d’azione per l’energia sostenibile ed il clima (PAESC).

I consumi energetici degli edifici – Il settore degli edifici, sia residenziali che a destinazione produttiva, sono una componente rilevante delle emissioni di gas serra, dal momento che riscaldamento e raffrescamento sono alimentati da combustibili fossili.

In questo caso l’obiettivo è duplice:

  1. Ridurre il fabbisogno energetico migliorando l’efficienza energetica degli edifici;
  2. Adottare quelle tecnologie, per il riscaldamento ed il raffrescamento, ‘carbon neutral’, per esempio alimentate con l’elettricità, facilmente producibile con rinnovabili.

Gli strumenti proposti per il perseguimento degli obiettivi sono:

  • La riqualificazione energetica degli edifici pubblici, tramite bandi di EPC (Energy performance contracting), come già sperimentato in Agenda21Laghi;
  • La riqualificazione degli impianti di illuminazione pubblica, con bandi EPC, già in corso in Agenda21Laghi;
  • La promozione della riqualificazione energetica degli edifici privati, anche traendo spunto dall’esperienza del DTEL (Distretto di Transizione Energetica dei Laghi);
  • La promozione di iniziative locali di ‘distretto energetico per la produzione combinata (co-generazione) di energia termica ed elettrica cin piccole centrali a biomassa.

La mobilità – Un territorio a residenza diffuso come il nostro pone sfide difficili per ridurre il ruolo della mobilità basata sul mezzo privato. Tutti i rapporti internazionali raccomandano sistemi di mobilità in cui gran parte degli spostamenti di media e lunga percorrenza vengano trasferitii sul trasporto pubblico, il rafforzamento della multi-modalità, cioè rispondere ai bisogni di mobilità combinando mezzi diversi, l’elettrificazione dei veicoli. Se oggi alcune soluzioni possono apparire avveniristiche, bisogna però collocarle in un quadro di rapida evoluzione per:

  • La sempre maggiore competitività di costo/prestazione della trazione elettrica rispetto alla trazione endotermica;
  • La probabile diffusione dei veicoli a guida autonoma nella seconda parte del decennio;
  • La trasformazione della mobilità da ‘prodotto’ (l’acquisto dell’auto privata) a ‘servizio’ (l’acquisto di servizi di mobilità);
  • Lo sviluppo della digitalizzazione e quindi della stretta interazione digitale tra utenti, veicoli e sistema del traffico;
  • Lo sviluppo delle piste ciclabili, che potrebbero soddisfare parte della mobilità a corto raggio.

In questo contesto di visione a lungo termine, la strumentazione proposta è:

  • La promozione della diffusione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche;
  • Facilitazioni per e auto ibride ed elettriche, come parcheggi gratuiti, riservati, ecc.;
  • Sviluppo della ciclabilità locale, zone trenta, pedonalizzazioni, al fine di favorire la mobilità a piedi o in bici negli spostamenti brevi;
  • Promozione di pedibus e bici-bus per l’accesso alle scuole, sulla scorta delle moltissime esperienze già in atto;
  • Promozione di sistemi di condivisione (car-sharing, bike-sharing) anche in preparazione della migrazione da ‘possesso’ a ’servizio’;
  • Sistemi di mobilità condivisa, sull’esempio di ‘Equostop’ attuato nel luinese;
  • Sperimentazione di sistemi flessibili di bus a chiamata.

Una delle scommesse della mobilità sostenibile è l’integrazione tra sistemi di trasporto (bici/auto/ferrovia/navigazione) logistica (punti di contatto fisici), tariffaria, oraria e di accesso (app integrate). A questo proposito buoni suggerimenti possono essere tratti dal ‘Piano per la mobilità sostenibile’ elaborato alcuni anni fa da Agenda21Laghi.

Natura e biodiversità – Dal punto di vista strettamente climatico, il territorio del Verbano vanta buone performance: la crescita delle superfici forestali, una diffusa copertura verde, spazi ancora a misura d’uomo. Si può però migliorare con:

  • Una gestione integrata delle numerose aree protette del territorio, unificandone i criteri di fruizione, curandone le connessioni ecologiche, rendendole luoghi di educazione al rispetto dell’ambiente;
  • Una migliore gestione del territorio, ponendo un fermo al consumo di suolo, favorendo la riqualificazione rispetto alle nuove edificazioni, incoraggiando il recupero delle aree più degradate;

Produzione e consumo sostenibili – Quest’area d’intervento attiene a quei numerosi comportamenti di produzione e consumo, che spesso sono considerati di esclusiva pertinenza individuale e che invece possono essere affrontati dalla comunità con processi auto-analitici ed auto-educativi, in cui le ragioni di ciascuno si accordano con le ragioni di tutti. Ciò significa portare nei luoghi di lavoro come nei luoghi di consumo attenzioni all’ambiente e criteri di valutazione e monitoraggi relativi agli impatti climatici ed ambientali.

L’elenco sarebbe lunghissimo e comunque non esaustivo, qui ci limitiamo a proporre qualche percorso innovativo:

  • Adozione di buone pratiche in tutti i contesti lavorativi (imprese, Comuni, scuole) relativamente alla gestione dei rifiuti (riduzione, riuso, raccolta differenziata), dei consumi energetici e idrici, della mobilità, dei consumi alimentari. Possono rivelarsi utili le moltissime buone pratiche sperimentate nelle green school che, con modesti adattamenti, possono essere fatte proprie da ogni forma di organizzazione;
  • Diffondere la pratica di acquisto dei prodotti locali, specie di prodotti alimentari;
  • Diffondere pratiche di riuso/baratto, come sperimentato già in numerose dimensioni locali.
  • Rafforzare gli acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione, individuando casi esemplari, diffondendo conoscenza, mettendo a fattor comune le competenze esistenti;
  • Attivare forme di condivisione di strumenti, tempo libero, capacità;
  • Promuovere l’attitudine e le conoscenze per gli investimenti sostenibili, stimolando il disinvestimento dalle fonti fossili e l’investimento sostenibile e responsabile.

Informazione, formazione, comunicazione – Ultima, ma non ultima, la dimensione trasversale dell’informazione, formazione e comunicazione. Siamo consci che la consapevolezza dei rischi della crisi climatica non è oggi tale da far muovere tutte le persone. Esiste una diffusa coscienza della sua realtà, che però non è ancora sufficiente ad indurre comportamenti virtuosi. La scommessa della strategia è che l’azione dei soggetti oggi già consapevoli e determinati ad agire, possa trascinare anche i più riottosi. Ogni soggetto, individuale e collettivo, può essere d’esempio agli altri e diventare soggetto educante della sua comunità. Compito della strategia è elaborare modalità e strumenti per dare spazio all’azione educativa, formativa ed informativa. 

Tra le tante idee che si potrebbero proporre ci limitiamo solo ad una: costituire un repertorio di buone pratiche individuali, familiari e d’organizzazione, accessibile da smartphone e PC, che rappresenti lo sforzo di tutta la comunità di guardarsi allo specchio e migliorarsi in vista dell’obiettivo condiviso di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e contribuire a vincere la sfida climatica.